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Il Parco regionale del San Bartolo

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Per il mio primo articolo ho scelto di raccontare un luogo speciale: un parco regionale che si trova vicino a casa mia. Quando ero bambina, andavo spesso al mare a Baia Flaminia e, qualche volta, dalla villa immersa ai piedi del Parco San Bartolo arrivava la voce di Luciano Pavarotti che cantava. Ricordo che guardavo quella grande falesia che sembrava tuffarsi nel mare. All’epoca mi appariva gigantesca, anche se la sua cima raggiunge “soltanto” i 200 metri di altezza! Mi piaceva passeggiare lungo la spiaggia e poi proseguire lungo un piccolo sentiero roccioso e silenzioso, finché l’alta marea non mi impediva di andare oltre.

Il Parco San Bartolo è un territorio ricco di storia, un paesaggio che nel corso dei secoli è stato trasformato molte volte e che, per essere compreso, va anche un po’ immaginato. Le prime tracce risalgono alle popolazioni greche che, oltre duemila anni fa, durante le loro navigazioni lungo l’Adriatico, trovarono riparo negli insenamenti naturali delle falesie. Probabilmente vi costruirono un piccolo approdo e forse commerciarono con le popolazioni celtiche che abitavano queste terre.

Geologia, fossili e paesaggi in continua trasformazione

Uno dei miei sentieri preferiti parte dal Tetto del Mondo, un nome che potremmo tradurre come “la cima del mondo”. Da qui si apre una vista spettacolare che spazia da Rimini fino al Monte Conero. A maggio, le colline si ricoprono del giallo intenso delle ginestre e, in lontananza, compare il profilo fiabesco del Castello di Gradara. Amo questo luogo in ogni stagione, ma soprattutto in autunno, quando le foglie del sanguinello si tingono di rosso e incorniciano la vista verso l’Appennino.

Un bellissimo sentiero corre lungo la falesia, regalando panorami straordinari sul mare. Il San Bartolo è anche un importante punto di passaggio per gli uccelli migratori: in primavera e alla fine dell’estate si possono osservare diversi rapaci, come l’albanella e il falco pecchiaiolo. Nei tratti più ripidi della falesia nidificano anche alcune coppie di falco pellegrino.

Il sentiero si addentra poi nel bosco e raggiunge il piccolo porto di Vallugola. Nel nostro Adriatico abbiamo una sorta di Atlantide, e il suo nome sarebbe Valbruna! È una storia tramandata dai pescatori, che raccontavano di aver recuperato dal mare anfore e frammenti di statue. Secondo alcuni, nelle giornate limpide, quando il mare è calmo e l’acqua particolarmente trasparente, sarebbe persino possibile scorgere i resti delle fondamenta di un’antica e famosa città.

Quel che è certo è che questo piccolo approdo ebbe una certa importanza in epoca romana. Si trovava in un’insenatura naturale che, duemila anni fa, si spingeva probabilmente più lontano verso il mare rispetto a oggi. Le falesie, formate da sabbie e marne, sono state modellate nel tempo dall’erosione incessante, che continua a modificare il paesaggio.

Il porto prosperò anche grazie alla vicinanza con la Via Flaminia, una delle più importanti strade consolari romane della costa adriatica, che collegava Roma a Rimini. Da qui potevano essere trasportati e commerciati prodotti agricoli provenienti dalle campagne circostanti, come il vino e il grano. Un cippo rinvenuto sul promontorio di Gabicce sembra rafforzare l’ipotesi dell’importanza di questo approdo: la pietra reca infatti un’iscrizione dedicata a Giove Sereno, protettore dei naviganti.

Tra castelli, borghi e campagne

Un altro aspetto che amo del Parco San Bartolo è la varietà dei paesaggi che si possono attraversare anche nel corso di una sola escursione di mezza giornata. Lasciata la costa alle spalle, il sentiero prosegue nell’entroterra e il Castello di Gradara appare in tutta la sua magnificenza.

Nel Medioevo, da queste colline si potevano scorgere anche altri castelli e borghi fortificati, come Granarola, Gabicce Monte, Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara.

Le prime notizie documentarie relative a queste fortificazioni risalgono ai primi secoli dopo il Mille, ma alcuni insediamenti potrebbero avere origini molto più antiche. Dopo la fine dell’Impero romano, in un periodo segnato da conflitti e cambiamenti politici, molti centri furono progressivamente fortificati con torri e mura.

Quest’area si trovava in una zona contesa tra Longobardi e Bizantini di Ravenna. Questi ultimi si consideravano gli eredi della tradizione romana e mantenevano il controllo di importanti tratti della costa, mentre i Longobardi dominavano ampie porzioni dell’entroterra. Casteldimezzo, il cui antico nome era Gagliole, potrebbe essere stato un presidio longobardo. È quindi possibile che il territorio del San Bartolo sia stato teatro di scontri e rivalità tra le due potenze.

Oggi, lungo questo tratto del percorso, il paesaggio si presenta come un mosaico di vigneti, ulivi, grandi querce, alti cipressi che sottolineano il profilo di eleganti ville e piccoli lembi di bosco giovane. Un ambiente variegato, dove la natura si intreccia continuamente con la presenza umana e con la storia del territorio.

Vale la pena fare una breve deviazione per raggiungere la piccola cappella della Madonna del Mulino. In questo luogo tranquillo sorgeva un antico frantoio per la spremitura delle olive. La cappella, dedicata alla Madonna, custodisce numerosi ex voto che testimoniano le grazie ricevute e i miracoli attribuiti alla sua intercessione.

L’edificio attuale risale al 1840, anche se i documenti dell’archivio parrocchiale ne attestano la presenza già nella seconda metà del Seicento. Le storie tramandate sono tante e hanno il sapore della devozione popolare: si racconta che la Madonna abbia salvato una bambina morsa da una vipera; che un contadino, colpito da un fulmine e rimasto intrappolato sotto il peso di un tronco, sia stato soccorso dopo aver invocato la Madonnina del Mulino. A salvarlo sarebbe stato un passante misterioso, del quale non si seppe più nulla.

Un’altra storia racconta di una giovane donna guarita miracolosamente dal tifo. E poi c’è quella di una coppia di sposi che scelse di celebrare il proprio matrimonio proprio davanti alla piccola cappella, perché era lì che i due si erano incontrati per la prima volta.

Non lontano da questo territorio, il passato romano e quello paleocristiano si incontrano anche nei resti di una villa romana risalente alla fine del III secolo d.C., sui quali si sovrappose nei secoli successivi la basilica paleocristiana di San Cristoforo ad Aquilam.

È anche questo che rende speciale il Parco San Bartolo: dietro ogni curva, ogni sentiero e ogni scorcio sul mare si nascondono tracce di epoche diverse, racconti popolari e testimonianze di un rapporto antico tra le persone e il paesaggio. Un luogo che conosco fin da bambina, ma che continuo a esplorare e a guardare con curiosità, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo.

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